Una giornata di contrattazioni complicata si sta consumando oggi sul titolo Stellantis, che viaggia in calo di oltre il 3%, risultando il peggiore tra i componenti del Ftse Mib. La pressione di vendita arriva a poche ore dal declassamento pubblicato da Hsbc che ha abbassato il rating sul costruttore automobilistico a "Reduce" da "Hold" e ridotto il target di prezzo a 4 euro da 5,50 euro, un taglio che implica un potenziale ribasso di circa il 21% rispetto ai valori dell'ultima seduta.

A completare un quadro poco rassicurante arriva anche un report di Fim-Cisl, che restituisce una fotografia in chiaroscuro per la casa automobilistica: da un lato i dati positivi sulla produzione in Italia, dall'altro la situazione critica dello stabilimento di Cassino.

In questo articolo:

  • Stellantis, seduta da maglia nera
  • Stellantis nel mirino di Hsbc: scorte e qualità pesano sul rating
  • L'Italia riaccende i motori, Cassino resta al buio

Stellantis, seduta da maglia nera

La seduta odierna si apre all'insegna della debolezza per le azioni Stellantis, scivolate in territorio negativo fin dalle prime contrattazioni e destinate a chiudere come le peggiori dell'intero paniere Ftse Mib. Il titolo si muove in prossimità del minimo delle ultime 52 settimane, fissato a 4,833 euro, distante dal massimo dello stesso periodo di 10,494 euro. Sul listino di Milano le azioni hanno toccato brevemente un minimo a 4,8785 euro, mentre a Wall Street il titolo scambia vicino ai 5,77 dollari, con un calo del 47% negli ultimi sei mesi e del 46% da inizio anno. Al momento il titolo è in calo del 2,93% a 4,965 euro.

Stellantis nel mirino di Hsbc: scorte e qualità pesano sul rating

A pesare sul titolo è soprattutto il declassamento diffuso da Hsbc, che individua nell'accumulo di scorte presso i concessionari statunitensi la ragione principale del proprio giudizio. A giugno 2026 l'inventario di Stellantis negli Stati Uniti ha raggiunto quota 93 giorni di vendita, in aumento di circa 120.000 unità rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, secondo i dati diffusi da Motor Intelligence. Gli analisti della banca hanno richiamato il precedente del 2024, quando un accumulo analogo di scorte aveva costretto l'azienda a tagliare i prezzi statunitensi tra i 500 e i 600 punti base e a ridurre la produzione di circa 200.000 unità; in quell'occasione l'accumulo era stato innescato dalla necessità di costituire riserve in vista di un possibile sciopero UAW, con le scorte salite fino a circa 100 giorni di vendita al picco.

La banca d'affari ha inoltre segnalato come il rincaro dei prezzi del carburante stia rendendo i consumatori statunitensi più sensibili ai costi, un fattore che crea un potenziale disallineamento con il posizionamento verso l'alto della gamma di Stellantis. Il tema della qualità rappresenta un ulteriore elemento citato dalla banca: nel primo semestre 2026 l'azienda ha emesso 19 richiami negli Stati Uniti, per un totale di 2,5 milioni di veicoli coinvolti, di cui circa 2 milioni richiedono ispezione fisica e possibili interventi meccanici secondo i dati NHTSA. In Europa i richiami emessi nello stesso periodo sono stati 47, un numero che si avvicina già al totale dei 48 registrati nell'intero 2025.

Sul fronte dei conti, il margine lordo si attesta al 5,79% e la perdita netta per azione negli ultimi dodici mesi raggiunge 8,64 dollari, con un free cash flow levered negativo per 13,3 miliardi di dollari nello stesso arco temporale. Sul piano organizzativo, l'azienda ha recentemente assunto 2.000 ingegneri ed elevato il proprio Chief Quality Officer all'interno del team di leadership strategica.

L'Italia riaccende i motori, Cassino resta al buio

A stemperare parzialmente il quadro negativo interviene il report diffuso da Fim-Cisl sul primo semestre 2026, che restituisce un quadro produttivo in miglioramento per gli stabilimenti italiani del gruppo. Tra gennaio e giugno sono state assemblate complessivamente 252.223 unità tra autovetture e veicoli commerciali, contro le 221.885 dello stesso periodo del 2025, con un incremento complessivo del 13,7%. Il comparto delle autovetture segna una crescita del 27,7%, per un totale di 158.193 unità, mentre i veicoli commerciali registrano una flessione del 4%, attestandosi comunque a 94.030 unità prodotte. L'avvio delle nuove produzioni di Jeep Compass a Melfi e della 500 ibrida a Mirafiori ha trainato la ripresa, con l'impianto piemontese in crescita del 135,4% a 36.048 unità e quello lucano in aumento dell'88,4% a 35.920 unità. Lo stabilimento di Modena beneficia del trasferimento, avvenuto a fine 2025, delle produzioni Maserati GranTurismo e GranCabrio in precedenza assegnate a Torino. Pomigliano d'Arco mantiene sostanzialmente i volumi dell'anno precedente, fermandosi a 79.050 unità, mentre Atessa, pur restando il principale polo produttivo nazionale con il 37,3% del totale, cede il 4% a causa dell'adeguamento della capacità produttiva legato alla nuova verniciatura.

Lo stabilimento di Cassino rappresenta l'unica eccezione al miglioramento generalizzato, con una perdita produttiva del 36,2% nel semestre, contando più giornate di fermo che di attività effettiva. Il sindacato colloca l'obiettivo dichiarato nei tavoli ministeriali di un milione di veicoli ancora lontano dalla realtà attuale, stimando per l'intero 2026 una produzione complessiva intorno alle 500.000 unità, con la componente autovetture sopra le 300.000. L'utilizzo degli ammortizzatori sociali nel primo semestre risulta in calo di circa il 30% rispetto all'anno precedente, un dato collegato ai nuovi lanci produttivi e alla flessione dell'occupazione negli stabilimenti coinvolti.