Battere le stime non basta sempre a convincere Wall Street e Nike lo sta imparando a proprie spese. Nonostante utili e ricavi superiori alle attese degli analisti, il titolo è arretrato di quasi il 4% nelle contrattazioni pre-market di mercoledì. Il gruppo ha chiuso il quarto trimestre fiscale con ricavi per 10,97 miliardi di dollari, in calo dell'1,1% su base annua ma sopra le stime di consenso di 10,85 miliardi. Le azioni hanno chiuso la seduta regolare di martedì a circa 41 dollari, il livello più basso degli ultimi dodici anni, portando il ribasso da inizio anno oltre il 35%.
Il nervo scoperto resta la Cina, dove le vendite sono scese del 12%, alimentando il dubbio che il risanamento avviato quasi due anni fa dal ceo Elliott Hill richieda più tempo del previsto, complice una guidance che indica un'ulteriore contrazione del fatturato per la prima metà dell'anno fiscale 2027.
In questo articolo:
- Nike, sotto la superficie degli utili
- La ripresa che corre negli Usa e si ferma in Cina
- Nike, tra stime più caute e un pallone che aiuta
Nike, sotto la superficie degli utili
Nei risultati diffusi martedì, l'elemento più discusso resta la voce utili. Nike ha registrato un utile per azione di 0,72 dollari, ben oltre le previsioni di Wall Street che si attestavano a 0,12 dollari. Il margine operativo è salito al 12%, in netto miglioramento rispetto al 2,9% dello stesso periodo dell'anno precedente. Gran parte di questo scarto è riconducibile a un beneficio una tantum di 52 centesimi per azione, legato al previsto rimborso dei dazi doganali imposti dall'amministrazione Trump attraverso i poteri d'emergenza, successivamente annullati dalla Corte Suprema; la stessa posta ha sostenuto anche l'espansione dei margini lordi.
Depurando l'effetto cambio, i ricavi a valuta costante risultano in calo del 4% su base annua, dato che segna comunque un miglioramento rispetto al -9% registrato nello stesso trimestre dello scorso esercizio. Sul fronte dei canali distributivi, le vendite ai rivenditori wholesale sono cresciute del 4%, mentre il segmento diretto al consumatore, tra negozi fisici ed e-commerce, ha segnato una flessione del 7%. Secondo l'analista di Telsey Advisory Group Cristina Fernandez, il percorso di rilancio del gruppo procede a rilento, con l'abbigliamento sportivo e i mercati internazionali che continuano a mostrare segnali di debolezza difficilmente recuperabili prima dell'anno fiscale 2028. Sulla stessa linea gli analisti di Jefferies, secondo cui il comparto sportswear e la linea Jordan Streetwear restano un freno alla crescita complessiva, mentre il core business del gruppo mostrerebbe segnali di stabilizzazione.
La ripresa che corre negli Usa e si ferma in Cina
Diversamente dal quadro complessivo, la scomposizione geografica dei risultati racconta un andamento a più velocità. In Nord America le vendite sono cresciute del 3%, segnale di un progressivo consolidamento del mercato domestico dopo mesi di riassetto degli inventari. La Cina, terzo mercato del gruppo dopo Nord America ed EMEA con circa il 15% del fatturato annuo, ha invece registrato un calo del 12% nel trimestre, dato che secondo alcuni analisti risulta meno severo rispetto al -20% inizialmente atteso dall'azienda. Il direttore finanziario uscente Matthew Friend ha indicato che le vendite nell'area resteranno sotto pressione nel breve periodo, mentre l'azienda collabora con i partner commerciali per smaltire le scorte in eccesso.
Il management ha inoltre riconosciuto investimenti insufficienti nei punti vendita cinesi e una prolungata guerra sugli sconti, ammettendo la necessità di rafforzare il legame con i consumatori locali attraverso un riassetto commerciale della rete di partner, sul modello di quanto già avviene negli Stati Uniti per lo smaltimento delle scorte di Air Jordan e Air Force 1 invendute. A pesare anche l'avanzata di rivali locali come Anta e Li Ning, che negli ultimi mesi hanno eroso quote di mercato al gruppo americano, in un contesto competitivo che si riflette anche a livello globale con la crescita di marchi come Hoka.
Sarah Henry, gestore di portafoglio presso Logan Capital Management, ha osservato che il trimestre ha evidenziato progressi nel riassetto del mercato statunitense a fronte di una performance cinese nettamente più debole, area che sta assumendo un peso via via più contenuto nel business complessivo del gruppo. I vertici aziendali hanno inoltre segnalato un rallentamento della domanda registrato in aprile, in particolare nei segmenti abbigliamento sportivo Nike e streetwear Jordan, riconducibile al rinvio di acquisti non essenziali da parte dei consumatori in un contesto segnato dalle tensioni legate alla guerra in Iran e dall'aumento generale dei costi. Lo stesso Hill ha descritto uno scenario macroeconomico più complesso, con una maggiore pressione sul traffico nei punti vendita e sulla spesa discrezionale in tutte le aree geografiche in cui il gruppo opera.
Nike, tra stime più caute e un pallone che aiuta
Sul fronte delle prospettive, la società ha rivisto al ribasso le stime formulate a marzo, indicando ora un calo del fatturato compreso tra una percentuale bassa e media a una cifra per gran parte dell'anno fiscale, contro la precedente previsione di un calo contenuto su base annua. Per il primo trimestre 2027 Nike attende comunque una lieve espansione dei margini lordi, sostenuta da una gestione più rigorosa degli acquisti e delle scorte. Elliott Hill ha assunto la guida del gruppo quasi due anni fa con l'obiettivo dichiarato di rilanciarne la crescita, e da allora il piano "Win Now", lanciato un anno e mezzo fa, punta a riportare l'espansione oltre il segmento running, dove il gruppo ha mostrato risultati solidi negli ultimi mesi, includendo basket e abbigliamento sportivo, con oltre una dozzina di nuovi modelli di calzature in arrivo e la prosecuzione del programma di rinnovo e chiusura dei punti vendita; l'azienda prevede tuttavia che le vendite di abbigliamento sportivo e streetwear Jordan, che pesano per circa metà del fatturato, continueranno a incontrare difficoltà.
Un contributo positivo al momentum del marchio è arrivato dai Mondiali di calcio 2026: una rilevazione di LSEG ha mostrato che, dall'avvio del torneo, il 28% della merce Nike a tema è andata esaurita, contro il 7% della rivale Adidas, e i dirigenti hanno indicato che l'evento sta contribuendo ad attrarre nuovi consumatori verso il marchio nel suo complesso.
Ad accompagnare questa fase di transizione sarà un cambio alla guida finanziaria: David Denton, già cfo di Pfizer e Lowe's, subentrerà il 17 agosto a Matthew Friend, che resterà in azienda fino al 4 settembre per garantire il passaggio di consegne. Secondo l'analista di Raymond James Rick Patel, l'esperienza di Denton nella gestione di aziende complesse impegnate nel miglioramento delle performance operative rappresenta un elemento positivo, pur restando aperti interrogativi su come il piano di rilancio si presenterà al cruciale Investor Day previsto in autunno.