A giugno le pressioni sui costi e le interruzioni della catena di fornitura nel settore manifatturiero si sono attenuate in Italia, riflettendo i segnali di allentamento del conflitto in Medio Oriente.

L'indicatore dell'inflazione dei costi input nell'indice S&P Global Manufacturing Purchasing Managers' Index (Pmi) è sceso a 74,3 da 76,5 a maggio, registrando il primo calo dell'anno pur rimanendo a un livello storicamente elevato.

Anche i prezzi output sono diminuiti per la prima volta da dicembre, con il sottoindice in calo a 60,6 da 62,3.

"Sebbene l’impatto negativo della guerra in Medio Oriente sia ancora chiaramente evidente nei dati relativi ai prezzi e ai tempi di consegna, gli ultimi [dati] forniscono i primi segnali che la situazione sta progredendo nella giusta direzione per i produttori italiani", ha detto Eleanor Dennison, economista presso S&P Global Market Intelligence.

L’inflazione dei prezzi al consumo in Italia è scesa al 3,1% a giugno dal 3,2% del mese precedente, secondo i dati preliminari.

L'indice generale Pmi, un indicatore più ampio dell’attività manifatturiera, è sceso a 52,2 a giugno da 52,9, rimanendo al di sopra della soglia di 50 che separa la crescita dalla contrazione.

Un sondaggio di Reuters condotto su 11 analisti aveva indicato un valore di 52,4 per giugno.

Il sottoindice dei nuovi ordini è sceso a 50,6 da 51,2, mentre quello della produzione manifatturiera è sceso a 52,8 da 53,2.

Ad aprile il governo di Giorgia Meloni ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita economica allo 0,6% per quest’anno e per il prossimo, rispetto agli obiettivi precedenti rispettivamente dello 0,7% e dello 0,8%.

Il governo prevede un tasso di crescita dello 0,8% per il 2028, il che segnerebbe sei anni consecutivi di crescita inferiore all’1%.