The Italian Sea Group ha varcato la soglia che separava la composizione negoziata della crisi dalla tutela concorsuale vera e propria. Il consiglio di amministrazione della società, riunitosi ieri, ha deliberato il deposito del ricorso ai sensi dell'articolo 44 del decreto legislativo 14 del 12 gennaio 2019, la cosiddetta domanda prenotativa, con l'obiettivo di accedere agli strumenti di tutela previsti dall'ordinamento e di preservare la continuità aziendale e il valore del patrimonio sociale, nell'interesse della società, dei creditori e degli altri stakeholder. Il consiglio ha conferito al presidente e amministratore delegato Giovanni Costantino i più ampi poteri per la presentazione del ricorso.

In questo articolo:

  • The Italian Sea Group: i motivi della decisione e la reazione in Borsa
  • Cosa è successo e i risultati finanziari

The Italian Sea Group: i motivi della decisione e la reazione in Borsa

Come si legge nella nota diffusa dalla società quotata in Borsa Italiana, la decisione è stata determinata principalmente dall'ultima evoluzione delle interlocuzioni con gli armatori, che non ha più consentito di ritenere il risanamento perseguibile lungo il solo percorso della composizione negoziata. The Italian Sea Group ha scelto di anticipare il cambio di rotta rispetto alle tempistiche inizialmente prospettate, nel timore che il trascorrere del tempo riducesse ulteriormente il ventaglio di opzioni di risanamento a disposizione. Il deposito del ricorso consentirà alla società di operare sotto l'ombrello delle misure protettive previste dalla legge, mentre la società ha assicurato che fornirà tempestivi aggiornamenti al mercato in conformità agli obblighi informativi vigenti.

La reazione del mercato non si è fatta attendere: il titolo sta cedendo oltre l'8%, scendendo a 1,04 euro, tra i peggiori della intera piazza milanese. Il pressing dei creditori si era già intensificato nelle scorse settimane, dopo che il Tribunale di Firenze aveva parzialmente revocato le misure protettive nei confronti di cinque committenti, consentendo loro di esercitare i diritti contrattuali, compresa la risoluzione dei rispettivi accordi di costruzione.

Cosa è successo e i risultati finanziari

Il percorso che ha condotto al deposito della domanda prenotativa era iniziato il 16 marzo, quando la società aveva avviato la procedura di composizione negoziata della crisi ai sensi del Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza. Il 20 aprile il Tribunale di Firenze aveva concesso le misure protettive nei confronti dei creditori per una durata di 120 giorni dal 16 marzo, dunque fino al 14 luglio. Il 21 maggio il consiglio di amministrazione aveva preso atto dell'esistenza di perdite tali da configurare una fattispecie rilevante ai sensi dell'articolo 2447 del codice civile, con il capitale sociale sceso al di sotto del minimo legale previsto dall'articolo 2327. Per il 22 luglio è convocata l'assemblea ordinaria degli azionisti, chiamata a deliberare sulla situazione patrimoniale e finanziaria della società.

Proprio in vista di quell'appuntamento, e su richiesta della Consob ai sensi dell'articolo 114, comma 5, del Testo Unico della Finanza, The Italian Sea Group aveva diffuso il giorno precedente un'informativa al mercato con i dati aggiornati al 31 maggio. La posizione finanziaria netta consolidata del gruppo risultava pari a 178,771 milioni di euro, composta da 154,66 milioni di debito bancario (di cui 124,019 milioni a medio-lungo termine, comprensivi della quota corrente, e 37,23 milioni a breve termine) a fronte di appena 7,478 milioni di disponibilità liquide.

A livello di capogruppo la posizione finanziaria netta saliva a 179,66 milioni, con una liquidità ancora più risicata, pari a 6,589 milioni. Ancora più severa la fotografia scattata sui debiti scaduti, che al 31 maggio ammontavano a 266,825 milioni a livello di gruppo: 42,667 milioni di natura finanziaria, 77,659 milioni verso fornitori, 98,995 milioni verso società di factoring, 29,355 milioni di natura tributaria e 18,15 milioni di natura previdenziale, mentre risultavano azzerati i debiti verso i dipendenti. A livello di capogruppo il totale si fermava a 256,077 milioni. La società ha precisato che, a fronte del mancato pagamento di alcune quote capitale, gli istituti di credito potrebbero in teoria richiedere il rimborso immediato anche delle rate non ancora scadute, facoltà che tuttavia non hanno finora esercitato nel quadro delle interlocuzioni in corso nell'ambito della composizione negoziata.