Il conto alla rovescia è ormai agli sgoccioli. Domani, a mezzanotte, si chiuderà infatti la fase supplementare dell'offerta pubblica di scambio lanciata da Unicredit su Commerzbank, mentre i risultati definitivi saranno resi noti l'8 luglio. Ma tralasciando i numeri ufficiali, chi segue il dossier non sembra avere dubbi sull'esito finale: la banca guidata da Andrea Orcel è a un passo dal traguardo che insegue dal settembre 2024, quando fece per la prima volta il suo ingresso nel capitale dell'istituto di Francoforte. E la risposta del mercato è alquanto positiva. Al momento della scrittura, il titolo Unicredit sta guadagnando circa il 4% in area 81,80 euro, dopo aver toccato un massimo intraday di 82,06 euro, portando così la performance da inizio anno a oltre il 15%.
In questo articolo:
- Unicredit verso il 45% di Commerzbank
- La partita dei derivati
- La lettera di Orlopp e la spinta della Bce
Unicredit verso il 45% di Commerzbank
Nella prima fase dell'offerta, chiusasi lo scorso 16 giugno, le adesioni avevano raggiunto il 12,51% del capitale, una quota che, sommata alle partecipazioni già detenute e ai derivati in essere, aveva portato la posizione complessiva di Unicredit al 42,5%. Ora, però, secondo le stime convergenti, le adesioni finali potrebbero salire fino a circa il 15%.
In questo modo, sommando questa quota al 26,7% già detenuto e al 3,22% di derivati swap con diritti di voto, Unicredit arriverebbe a controllare circa il 45% del capitale della banca tedesca: un livello più che sufficiente per controllare l'assemblea chiamata a rinnovare i vertici nell'aprile 2027, nella quale l'istituto di Piazza Gae Aulenti potrebbe nominare fino a 10 consiglieri su 20 del consiglio di sorveglianza, incluso il presidente, che dispone del voto doppio. Non solo. Secondo alcune indiscrezioni di stampa, Unicredit punterebbe addirittura ad accelerare i tempi, convocando un'assemblea straordinaria subito dopo l'autorizzazione della Bce al superamento della soglia del 30%, un iter che potrebbe richiedere tra i tre e i sei mesi e che aprirebbe la strada a un possibile cambio di governance già tra fine 2026 e inizio 2027.
La partita dei derivati
A fare la differenza in questa lunga partita a scacchi è stato soprattutto l'ampio utilizzo di strumenti derivati. Alcuni operatori, tra cui Nomura e Jefferies, replicano infatti controparti su circa il 13,2% del capitale di Commerzbank tramite strumenti di copertura. E proprio Jefferies, lo scorso 25 giugno, ha incrementato la propria partecipazione complessiva nell'istituto tedesco dal 10,23% all'11,94%. Una dinamica che non è passata inosservata a Francoforte: Commerzbank ha infatti chiesto alla Bafin, l'autorità di vigilanza tedesca, di verificare eventuali distorsioni di mercato, un'ipotesi però respinta con fermezza da Unicredit, secondo cui i derivati in questione sono semplici strumenti di copertura che consentono di sterilizzare il rischio di prezzo e contenere la volatilità del titolo.
La lettera di Orlopp e la spinta della Bce
D'altronde, che il clima tra le due banche non sia dei migliori non è certo una novità. Lo scorso 26 giugno, la ceo di Commerzbank Bettina Orloppaveva scritto una nuova lettera a tutti gli azionisti, ribadendo la raccomandazione di non accettare l'offerta di UniCredit e di restare investiti nella banca. Orlopp aveva sottolineato come, alla fine del periodo di adesione ordinario, gli investitori del flottante - oltre 500.000 azionisti retail e diverse centinaia di istituzionali - avessero consegnato solo poco più dell'1% delle azioni, e come la grande maggioranza dei titoli portati in adesione provenisse da banche e soggetti legati a Unicredit come controparti in derivati. Secondo la numero uno dell'istituto tedesco, l'offerta non prevede un premio adeguato, dal momento che il target price medio degli analisti indipendenti resta significativamente superiore sia al prezzo implicito dell'offerta sia alla quotazione attuale del titolo.
Di tutt'altro avviso, invece, la Bce: secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco Handelsblatt, diversi membri del Consiglio direttivo spingerebbero infatti per l'acquisizione, mostrando "poca comprensione" per la resistenza del governo tedesco, che detiene circa il 13% del capitale e che ha più volte ribadito di non voler cedere la propria quota. Per alcuni banchieri centrali, aggrapparsi ai campioni nazionali sarebbe incompatibile con l'obiettivo di completare l'unione bancaria europea. Una posizione che, a pochi giorni dal verdetto finale, suona quasi come una benedizione per Andrea Orcel.