di Harry Robertson e Rodrigo Campos
Lunedì l’indice globale dei mercati azionari sale mentre gli investitori seguono l’attuazione di un accordo di pace provvisorio tra l’Iran e gli Stati Uniti (), anche se i prezzi del petrolio salgono dopo che una serie di attacchi di ritorsione sottolinea il rischio di un’escalation.
** I mercati azionari europei chiudono in parità, ma Wall Street guida i rialzi grazie al rimbalzo dei titoli tecnologici dopo la svendita della scorsa settimana, causata dai timori sulla spesa per l’intelligenza artificiale.
** Il ritorno alla diplomazia in Medio Oriente () fa seguito a diversi giorni di attacchi, dopo che un proiettile iraniano ha colpito una nave da carico nello Stretto di Ormuz la scorsa settimana, con entrambe le parti che si accusano a vicenda di aver violato il cessate il fuoco provvisorio.
** Sia il Brent che il WTI registrano un rialzo nella giornata, pur rimanendo in netto calo su base mensile. I recenti attacchi statunitensi e iraniani () mettono in luce la fragilità dell’accordo provvisorio, mentre le aspettative di una ripresa delle spedizioni di energia attraverso lo Stretto di Hormuz innescano volatilità nei mercati.
** «Credo che la realtà stia cominciando a farsi strada: non tutti i barili usciranno dal Golfo nelle prossime una o due settimane, non è davvero possibile far passare da lì il maggior numero possibile di barili per tornare ai livelli prebellici. Finché la situazione sarà rischiosa, chiunque possieda una nave corre il rischio che questa venga attaccata mentre attraversa lo stretto», ha affermato Bob Yawger, direttore dei futures energetici presso Mizuho.
** Il greggio statunitense NYMEX:CL1! sale dell’1,86% a 70,52 dollari al barile, mentre il Brent ICEEUR:BRN1! sale a 72,85 dollari al barile, in rialzo dell’1,19% nella giornata.
** L’indice Dow Jones Industrial Average DJ:DJI sale di 362,86 punti, del 0,70%, a 52.238,97. L’S&P 500 CBOE:SPX sale di 81,02 punti, dell’1,10%, a 7.435,04, mentre il Nasdaq Composite TVC:IXIC sale di 484,31 punti, dell’1,91%, a 25.781,93. L'indice MSCI globale EURONEXT:IACWI sale di 9,27 punti, dello 0,84%, a 1.111,87.
** «Il conflitto sporadico con l’Iran continua, seguendo apparentemente lo schema consolidato di un inasprimento delle tensioni nel fine settimana, prima che queste vengano risolte in vista dell’apertura dei mercati di lunedì», ha affermato Richard de Chazal, analista macroeconomico di William Blair.
** L’indice paneuropeo Stoxx 600 TVC:SXXP è invariato, mentre l’indice europeo FTSEurofirst 300 FTSE:E3X sale di 1,87 punti, dello 0,07%.
** L’indice dei mercati emergenti CBOE:EFS sale di 3,06 punti, dello 0,18%, a 1.709,46, mentre l’indice giapponese Nikkei TVC:NI225 sale di 107,23 punti, dello 0,15%, a 69.468,11.
** SCOMMESSE SULL’AUMENTO DEI TASSI
** I prezzi del petrolio subiscono un forte calo nelle ultime settimane, ma gli indicatori dell’inflazione registrano comunque un’impennata negli Stati Uniti e le crescenti aspettative di un aumento dei tassi da parte della Federal Reserve spingono al rialzo il dollaro. L’indice del dollaro TVC:DXY, che misura la valuta statunitense rispetto alle altre valute, scende leggermente a 101,25, appena al di sotto del massimo degli ultimi 13 mesi toccato la scorsa settimana.
** «I rischi che gravano sul mercato petrolifero sono ancora numerosi. Ciononostante, gli operatori sembrano concentrarsi su ciò che una ripresa sostenuta dei flussi di petrolio comporterebbe per l’equilibrio globale», hanno affermato lunedì gli analisti di ING in una nota.
** L’attenzione principale per l’economia statunitense questa settimana sarà rivolta al rapporto sull’occupazione di giugno, in uscita *GIOVEDÌ. Tre mesi consecutivi di dati sull’occupazione superiori alle attese rafforzano la svolta restrittiva della Fed, anche se un eventuale raffreddamento del mercato del lavoro potrebbe indurre una rivalutazione in senso più accomodante.
** Gli investitori stanno scontando almeno un rialzo dei tassi da parte della Fed quest’anno, un netto ribaltamento rispetto alle aspettative di due tagli dei tassi prima della guerra con l’Iran.
** «Il mercato del lavoro sembra aver registrato un’accelerazione», ha affermato Marc Chandler, capo stratega di mercato presso Bannockburn Global Forex. «Le preoccupazioni sollevate dai falchi riguardo a un rallentamento del mercato del lavoro sembrano ormai superate».
** Lo yen giapponese tocca quota 161,97 per dollaro, il livello più basso dal 1986.
** «Il tanto atteso rialzo di 25 (basis point) da parte della Banca del Giappone, che ha portato il tasso all’1,00%, ha contribuito ben poco a compensare il differenziale dei tassi d’interesse, ancora ampio, rispetto agli Stati Uniti, specialmente dopo che la Federal Reserve ha mantenuto una posizione restrittiva e ha segnalato che i tassi rimarranno probabilmente elevati più a lungo», hanno affermato in un rapporto gli analisti di LMAX Group.
** Il rafforzamento del dollaro pesa sull’oro, che TVC:GOLD registra un calo dell’1,9% a 4.010,32 dollari l’oncia. Il metallo giallo è destinato a subire un calo del 13% nel secondo trimestre, il suo più forte ribasso trimestrale dal 2013.